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This work by Andrea Pojer is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International
Durante l’età moderna una fitta rete di someggiatori (mercanti con cavalli da soma) permise alle vallate dolomitiche, a oggi studiate principalmente a partire dalla loro storia contemporanea, di inserirsi in un vasto scambio di risorse intraalpino e di partecipare, al contempo, all’intenso traffico commerciale lungo l’asse del Brennero. Ciò avvenne in particolare tramite un’intesa attività di contrabbando agevolata non soltanto dalle particolari premesse spaziali e ambientali del territorio, ma anche dalle fitte reti familiari e sociali che ne alimentarono l’organizzazione e lo svolgimento. Per ricostruire queste reti, spesso invisibili alle autorità, adotterò una prospettiva microstorica, attingendo ad atti giudiziari, matrimoniali ed ereditari. In una prima parte analizzerò la forte coesione sociale tra i vari someggiatori e alcune figure chiave all’interno della comunità (osti, dazieri, vicari, sacerdoti), spesso rafforzata da vincoli di parentela e comparatico. Questa solidarietà risultava cruciale per aggirare le restrizioni commerciali e far fronte ai rischi imprenditoriali ai quali i someggiatori erano esposti a causa dell’assenza di corporazioni che, in altre zone alpine, ne regolavano e tutelavano l’attività. Nella seconda parte approfondirò il profilo familiare dei someggiatori, a oggi largamente trascurato dalla storiografia alpina. Ne evidenzierò la composizione e struttura, la gestione patrimoniale e la trasmissione dell’eredità materiale e immateriale, legata al sapere professionale. Al fronte di una capacità commerciale analoga, il patrimonio familiare dei someggiatori, al quale concorrevano le doti e il lavoro agricolo femminile, risultava fortemente eterogeneo. Emerge dunque un profilo patrimoniale variegato che si ricollega alla logica di economica integrata, tipica delle società alpine.